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Demenza, nel setting di una Medicina Gruppo Integrata

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Scritto da Massimo Gerolin

M.G.I. MOTTA DI LIVENZA: demenza, dati epidemiologici 2010-2011

 

La demenza è un disturbo acquisito e su base organica di funzioni intellettive acquisite: memoria (a breve e lungo termine) e almeno una tra pensiero astratto, capacità critica, linguaggio, orientamento spazio temporale, con conservazione dello stato di coscienza vigile. Si stima che oggigiorno sia affetto da demenza circa il 5% della popolazione over 65 anni, ed addirittura il 30% degli over 85, con prevalenza 1-5 per mille della popolazione generale, e tra l'1% e il 24% negli anziani specie ultraottantenni. Il fattore di rischio principale sembra essere l'età, seguita dal sesso (le donne parrebbero più colpite da demenza rispetto agli uomini, forse anche per la maggior attesa di vita); non sembrano invece implicate l'etnia o le condizioni socioeconomiche. Si stima che poco più della metà dei dementi sia affetto da demenza di tipo degenerativo (come la malattia di Alzheimer e la malattia di Pick), il 15% circa da demenza su base vascolare (demenza vascolare), il 15% da forme miste ed il restante 15% da forme di varia natura, tossica, traumatica, tumorale, infettiva, da idrocefalo normoteso.

Si distinguono, con criterio topo-diagnostico,  le demenze corticali e le demenze sottocorticali:

  • Demenze corticali: (rappresentate soprattutto dalla malattia di Alzheimer) con estesa atrofia corticale, precoci alterazioni della memoria e successivamente perdita del pensiero astratto, agnosia, afasia, aprassia.
  • Demenze sottocorticali: più precoce rallentamento dei processi cognitivi con conseguente rallentamento delle risposte motorie, alterazioni della personalità tipiche dei disturbi affettivi come apatia e depressione, minore perdita della memoria e assenza di disturbi considerati "corticali" come agnosia, afasia, aprassia.

Tale classificazione è ritenuta troppo rigida alla luce di recenti acquisizioni in ambito neuropsicologico e anatomofisiologico, e non è accettata da tutti gli esperti data la difficoltà pratica di attribuire poi nella clinica ad una categoria ogni paziente.

Basandosi invece su una classificazione eziopatogenetica, risultano quindi:

  • Demenze primarie tra cui malattia di Alzheimer, malattia di Pick, afasia primaria progressiva e altre forme più rare;
  • Demenze associate a degenerazione neuronale primitiva: malattia di Parkinson, corea di Huntington e altre forme di sdr extrapiramidali;
  • Demenza vascolare;
  • Demenze da prioni;
  • Demenza da disturbi endocrino-metabolici (patologie tiroidee, epatiche, da insufficienza renale);
  • Demenza carenziale (sindrome di Korsakoff-Wernicke, pellagra, deficit di B12 e folati);
  • Demenza da encefalopatie tossiche;
  • Demenza da malattie organiche di varia natura (tumori, traumi, sclerosi multipla);
  • Demenza da infezioni (AIDS, meningiti, malattia di Whipple)

Tralasciando un po’ gli aspetti generali della malattia/malattie sopradescritti e parlando più specificamente di ciò che emerge dallo  studio osservazionale nella nostra Medicina di Gruppo Integrata, con rilevazione dei dati del 2010-2011, si osserva che:

-la prevalenza sommata di tutte le forme di demenza nel nostro gruppo di pazienti è dello 0,6% (60/10450)

-è una malattia soprattutto del sesso femminile (48 femmine e 12 maschi) in un rapporto di 4:1. Questo dato può contenere un bias perché le femmine hanno una vita media maggiore dei maschi e perché più spesso i maschi delle femmine vengono ricoverati per demenza in R.S.A. e quindi sfuggono dal nostro campione

-l’ eta’ media dei soggetti affetti da demenza è di circa 82,6 anni, con estremi di 59 e 98 anni

- attualmente ci sono soggetti sopravviventi con diagnosi lunga otto anni (2003)

-il 31,7% e’ affetto da Alzheimer (19/60)

-il 65% è affetto da demenza vascolare (39/60)

-il 3,3% è affetto da demenza mista (2/60)

La diagnosi è stata proposta, o confermata su proposta del MMG, nel 100% dei casi dallo specialista della unità valutativa Alzheimer (U.V.A.), da medico di reparto, da specialista neurologo e psichiatra. E quasi sempre il paziente è stato sottoposto ad indagini di neuroimaging tipo tac cerebrale, rm cerebrale, od anche spect, per conferma diagnosi o ricerca della causa od esclusione di altre malattie (86,7%, cioè 52/60 pazienti). Il 61,7% dei pazienti (37/60) è tutt ora seguito dallo specialista che nella quasi totalità dei casi seguiti è quello di riferimento della U.V.A., mentre il 36,7% (22/60) non è seguito da alcun specialista, ma solo dal MMG. Del  1,6% (1/60) non viene segnalato un curante di riferimento.

L’ 80% dei pazienti con diagnosi di demenza qualsiasi (48/60), manifesta anche una comorbilità neurologico/psichiatrica, e senza pensare a quanto sono anziani in genere e quindi quanti altri problemi di vari altri apparati ed organi presentano abitualmente, solo il fatto di avere due o più problematiche neuropsichiatriche rendono ragione della difficoltà enorme nel gestire tali soggetti.

Il 35% dei pazienti (21/60) riceve una cura anti demenza con farmaci specifici ed ovviamente quindi (anche per la necessità del piano terapeutico) si rivolge oltre che al medico curante anche alla U.V.A.

Il 35% dei pazienti (21/60) riceve tranquillanti maggiori, o atipici, da soli od in associazione con gli anti demenza specifici.

Il 16,7% dei pazienti (10/60) riceve da sola od in associazione una terapia antidepressiva: molto spesso all’ inizio le due malattie, specie nell anziano possono essere indistinguibili, e spesso poi coesistono.

Il 16,7% dei pazienti (10/60) non riceve alcuna terapia né specifica, né di supporto per i disturbi associati alla demenza: questo può apparire un po’ strano, visto la gravità della malattia e quanto si insiste nel proporre una terapia specifica perlomeno nell’ Alzheimer, ma in realtà vi sono forme di demenza specie vascolare con declino molto lento, non associate a particolari disturbi comportamentali od altro, che non vengono trattate, ma solo supportate socialmente e logisticamente.

La famiglia del soggetto affetto da demenza di solito si fa carico del proprio familiare ammalato nel 56,7% dei casi (34/60), la conduzione è mista con badante nel 15% dei casi (9/60), mentre il carico è del tutto affidato ad una badante nel 28,3% dei casi (17/60). Anche questi dati subiscono un bias per il numero di soggetti ricoverati in R.S.A.

       

  

 

 

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